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giovedì 5 aprile 2018

VITTI 'NA CROZZA

Questa canzone è ritenuta la canzone siciliana più conosciuta fuori dalla Sicilia e spesso viene identificata con la Sicilia, anzi viene considerata l'inno della Sicilia. Le versioni cantate sono tantissime a cominciare dalle più antiche come quella che trovate nel video che segue di Michelangelo Verso degli anni 1950, alla versione di Modugno, Rosanna Fratello, Franco Battiato, 
Gianna Nannini, Laura Pausini, vari complessi e gruppi folkloristici etc. 
Ricercando nei libri di canzoni siciliane quali le raccolte di Alberto Favara (Salemi 1863-1923), etnomusicologo, di Lionardo Vigo (Acireale 1799-1879), poeta e filologo, di Giuseppe Pitrè (Palermo 1841-1916), scrittore e folclorista, Francesco P. Frontini (1860-1939), musicista e compositore, Salvatore Salamone Marino (Borgetto 1847-1916), folclorista ed altri, non vi è traccia di questa canzone.
Sulle origini di questo canto vi sono varie interpretazioni.
La più comune è che questa canzone nella parte testuale sia una poesia popolare e che il maestro Franco Li Causi abbia scritto la partitura. Certo c’è da considerare il fatto che abbia potuto scrivere il pezzo musicale ex novo, oppure può averlo scritto riportando in partitura un motivo cantato da altri, oppure ancora il pezzo musicale finale può essere un mix di una canto ascoltato oralmente e di una sua fantasia o interpretazione personale.
Il figlio del maestro Li Causi e il figlio del tenore Verso riferiscono che intorno agli anni 1950 il regista Pietro Germi venne in Sicilia per iniziare le riprese del film “Il cammino della speranza”. Ad Agrigento Germi incontrò il Maestro Franco Li Causi al quale chiese di comporre “un motivo allegro-tragico-sentimentale “ da inserire nel film. Il maestro fece ascoltare alcune sue composizioni ed altre di natura popolare che non soddisfarono il regista. Durante alcune riprese del film effettuate a Favara in un momento di pausa un minatore, Giuseppe Cibardo Bisaccia, recitò a Germi una poesia popolare, i cu versi sono: “Vitti ‘na crozza supra nu cannuni / fui curiusu e ci vosi spiari / idda m’arrispunniu cu gran duluri / muriri senza toccu di campani.”
Al regista Germi, i versi piacquero a tal punto da chiedere a Li Causi di musicarli. Il maestro riascoltò la poesia dal minatore prendendo appunti anche di una traccia musicale per come l’aveva decantata il minatore e rielaborando il tutto anche per la sua grande esperienza musicale scrisse la partitura di “Vitti na crozza”. La canzone forma la colonna musicale dei titoli iniziali del film. 
Il film ebbe un buon successo e la canzone cantata nel film venne ascoltata da moltissime persone in tutta Italia e divenne molto conosciuta tanto che il maestro Li Causi registrò un vinile a 78 giri con la voce del tenore Michelangelo Verso e la partecipazione del coro del quartetto Francesco Li Causi, con la chitarra del fratello del maestro Salvatore Li Causi, che fa da accompagnamento al mandolino solista (Francesco Li Calzi) ed al basso suonato da uno strumentista dell’orchestra Angiolini; l’incisione avvenne a Torino negli studi della Cetra. Il disco ottenne un invidiabile successo in tutta Italia e il tenore ebbe grande fama tanto da essere ingaggiato subito da managers americani che lo fecero esibire nei migliori teatri americani, anche con altri tenori italiani quali Beniamino Gigli.
Diversa è la testimonianza che da dei fatti Alfieri Canavero, operatore di seconda macchina nello stesso film di Germi: "Abbiamo iniziato le riprese ad Agrigento, nelle miniere di Zolfo. Ricordo che i minatori erano in sciopero da 2 giorni. Erano sottoterra, nudi, per il caldo insopportabile. Stavano cantando "Vitti 'na crozza" quando la troupe scese giù con il regista Pietro Germi. Registrammo quel canto, che andava perfettamente a tempo con la biella della pompa dell'aria. Con quella registrazione iniziammo il film".
Altre persone affermano che la canzone “Vitti na crozza” era cantata dai soldati siciliani nelle trincee del Carso o nella battaglia del Piave durante la guerra del 1914-18, altri affermano che veniva cantata dai garibaldini siciliani nella guerra di liberazione dai Borboni da parte di Garibaldi, dei mille e soprattutto dei patrioti siciliani.
Ascoltiamo ora la prima versione incisa su vinile.
Se non riesci a visualizzare il video clicca qui.

Per chi non parla il siciliano ecco il testo originale e la traduzione.
Vitti na crozza supra lu cannuni    Vidi un teschio sopra un cannone
fui curiusu e ci vosi spiari                        fui curioso e volli chiedere
idda m'arrispunnìu cu gran duluri       lui mi rispose con gran dolore
murivi senza toccu di campani.                sono morto senza rintocco
                                                                                        [di campane.

Si nni jeru, si nni jeru li mè anni          Se ne sono andati i miei anni
si nni jeru si nni jeru un sacciu unni                     se ne sono andati e
                                                                                        [non so dove
ora ca sù arrivatu a uttant'anni      ora che sono giunto ad ottant'anni
la vita chiamu e la morti arrispunni.                    chiamo la vita e mi
                                                                              [risponde la morte.

Cunzàtimi, cunzàtimi stu lettu            Preparatemi il letto (di morte)
ca di li vermi sù mangiatu tuttu,           che dai vermi sono mangiato
si non lu scuntu ca lu me piccatu    se non sconto qua il mio peccato
lu scuntu all'autra vita a sangu ruttu                 lo sconto all'altra vita
                                                                                     [a sangue rotto

Certo l'argomento trattato non è per niente allegro e mal si adatta (forse solo forzandolo) con quel gioioso "trallalleru" inserito nelle versioni più recenti di stampo folkloristico così pure mal si adattano le altre strofe aggiunte in seguito in cui si privilegiano le bellezze della Sicilia, il suo splendido mare e il focoso Mungibeddu (Etna).

Ecco le strofe aggiunte molto meno conosciute:

C'e' nu giardinu ammenzu di lu mari 
tuttu ‘ntissutu di aranci e ciuri 
tutti l'acceddi cci vannu a cantari
puru i sireni (pisci) ‘cci fannu all'amuri

Sentu li trona di lu Mungipeddu,
chi ietta focu e vampi i tutti i lati. 
oh bedda Matri, Matri Addulurata 
sarva la vita mia e di mia amata.

Dal punto di vista musicale esiste una versione primitiva in modalità minore, mentre quasi tutte le interpretazioni sono in modalità maggiore; a questo proposito bisogna ricordare come la modalità minore è la più consona se si considera il fatto che la modalità minore viene usata in canti tristi, dolorosi, mentre la modalità maggiore è più usata per canti allegri gioiosi, ora, considerato il tema molto triste del colloquio col teschio e con la morte, quindi un argomento triste, doloroso ben si addice la modalità minore e che, però, nel tempo, anche per motivo folkloristico ed interessi commerciali la modalità in maggiore anche con l’aggiunta del trallalleru ha prevalso sulla modalità minore, diventando così una canto da cantare in gita o con gli amici in momenti allegri e spensierati senza accorgersi per niente del tema triste e doloroso della canzone.
Il tempo della canzone iniziale era un 4/4 lento che nel tempo è diventato un 2/4 allegro, con il trallalleru.
A proposito del trallalleru, introdotto nelle versioni più recenti, non è presente in quella di Michelangelo Verso, la stessa Rosa Balistreri, la punta di diamante del canto siciliano, non volle mai cantare questa canzone. 
”Vitti na crozza” rimane comunque una canzone che rispecchia l’animo siciliano, che guarda al passato, alla sua storia, alle tradizioni, all’animo spesso malinconico dei siciliani sfruttati, privati della libertà e oppressi e dominati da vari popoli ma sempre pronti a prendere il meglio dei dominatori, anzi a unire la propria cultura con quella dei dominatori arricchendo così la cultura siciliana e proiettandola così alla modernità e al futuro.
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giovedì 8 giugno 2017

PROVERBI E MODI DI DIRE SICILIANI 3


Terzo appuntamento con i detti siciliani ed i proverbi con traduzione e spiegazione...

LA MEGGHIU PAROLA E' CHIDDA CHI NUN SI DICI
La migliore parola è quella che non si dice
E' un modo per dire che a volte è meglio non parlare che parlare e rischiare di sbagliare. Viene usato anche per indicare di non dare soddisfazione ad una provocazione.

FA' L'ARTI CHI SAI, SI NUN ARRICCHISCI CAMPERAI
Fai l'arte che conosci, se non arricchirai camperai.
Fai ciò (il lavoro) che sai fare bene perché anche se non servirà per arricchirti ti servirà per non morire di fame.

DI UN PILU NI FICI UN TRAVU
Di un pelo ne ha fatto una trave
E' un'espressione usata per dire che si è esagerato in qualcosa. Viene usata soprattutto quando si racconta qualcosa esagerando oppure quando ci si arrabbia per una sciocchezza facendola diventare una cosa enorme.

CU PRESTU ARRICCHISCI PRESTU FALLISCI
Chi presto si arricchisce presto fallisce
La ricchezza ottenuta rapidamente quasi sempre con un colpo di fortuna o con l'inganno, viene presto dissipata o perduta. 

CU PRIMA NUN PENSA ALL'URTIMU SUSPIRA
Chi prima non pensa, alla fine sospira
Chi non pensa prima di agire, chi non riflette bene sul da farsi, alla fine sospira per i fallimenti e le delusioni.

ANCHI LA RIGINA AVI BISOGNU DI LA VICINA
Anche la Regina ha bisogno della vicina
Anche chi sembra non avere bisogno di nessuno come per esempio una regina può sempre avere bisogno di aiuto.

ACCHIANA I MURA LISCI
Sale sui muri lisci
Si dice di una persona che non si ferma davanti a niente, neanche alle imprese che agli altri sembrano impossibili.

LU PISCI FETI DI LA TESTA
Il pesce inizia a puzzare dalla testa
In ogni situazione che va male c'è sempre una causa scatenante che l'ha fatta iniziare. Questa frase viene usata quando una volta trovata la causa si ricollega il fatto accaduto.

JURNATA RUTTA, PERDILA TUTTA
Giornata rotta (perduta), perdila tutta
Quando si interrompeva il lavoro (soprattutto quello dei campi) per fare qualche altra faccenda si approfittava per sbrigare altre cose e non perdere un altro giorno di lavoro. Ormai che la giornata era perduta tanto vale approfittare!

LU CANI MUZZICA SEMPRE A LU STRAZZATU
Il cane morde sempre lo straccione
Equivalente, nel significato, del detto italiano "piove sempre sul bagnato". Non basta che il povero indossi abiti strappati, ci manca solo il cane a peggiorare la situazione. Viene usata per indicare che una situazione già grave viene colpita da un altro peggioramento.

Ecco qui altri detti siciliani...ci rivediamo presto per altri aggiornamenti!
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venerdì 26 maggio 2017

DIZIONARIO ITALIANO - SICILIANO 1: da "A" a "ACCOSTARE"

Per chi vuole imparare...per chi già lo parla...
A➟a (preposizione semplice)
ABATE➟abbate
ABBACCHIATO➟abbacchiatu
ABBADESSA➟batissa o matri (madre) batissa 
ABBAIARE➟abbajari
ABBANDONARE➟abbannunari
ABBANDONARSI➟abbannunarisi
ABBANDONATA/O➟abbannunata/u
ABBANDONO➟abbannunu
ABBARBICARE➟arraccicari
ABBARBICATO➟arraccicatu
ABBASSARE➟calari, scinniri
ABBASTANZA➟abbastanza
ABBATTERE➟abbattiri
ABBATTUTO➟abbattutu
ABBEVERARE➟abbivirari
ABBIENTE➟possidenti, riccu
ABBINAMENTO➟abbinamentu
ABBISOGNARE➟abbisugnari, aviri bisognu
ABBOCCARE➟ammuccari
ABBOCCATO➟ammuccatu
ABBONAMENTO➟abbunamentu
ABBONATO➟abbunatu
ABBONDANZA➟abbunnanza
ABBORDAGGIO➟abburdaggiu
ABBORDARE➟abburdari
ABBOTTONARE➟abbuttunari, 'ncugghiari
ABBOTTONATO➟abbuttunatu, 'ncugghiatu
ABBRACCIARE➟abbrazzari
ABBREVIARE➟accurzari, scurzari
ABBRONZARE➟abbronzari
ABBRONZARSI➟abbronzarisi
ABBRUSTOLIRE➟brustuliri, bruschiari
ABBUFFARSI➟abbuffarisi
ABILE➟capaci
ABILITA'➟capacità
ABISSO➟abbissu
ABITABILE➟abbitabili
ABITANTE➟abbitanti
ABITARE➟abbitari
ABITATO➟abbitatu
ABITAZIONE➟abbitazioni
ABITINO➟visticedda
ABITO➟vesta, vestitu
ABITUARE➟abituari, addiccari
ABITUARSI➟addiccarisi
ABITUDINE➟abbitudini, addiccu, viziu
ABOLIZIONE➟abbolizioni
ABBOLIRE➟cancellari
ABUSARE➟abbusari
ABUSIVO➟abbusivu
ACCADERE➟succediri
ACCADUTO➟successu
ACCALAPPIARE➟accalappiari
ACCALCARE➟affuddari
ACCALDATO➟cuariatu
ACCAMPAMENTO➟accampamentu
ACCAMPARSI➟accamparisi
ACCANIMENTO➟accanimentu
ACCANITO➟accanitu
ACCANTO➟acciancu
ACCANTONARE➟accantunari
ACCAPARRARE➟accaparrari
ACCAPIGLIARSI➟pigghiarisi pi li capiddi
ACCAPPATOIO➟accappatoiu
ACCAREZZARE➟accarezzari
ACCASARSI➟accasarisi, maritarisi
ACCASCIATO➟accasciatu
ACCATASTARE➟accatastari
ACCECARE➟annurvari
ACCELERARE➟accelerari
ACCELERATO➟acceleratu
ACCELERATORE➟acceleraturi
ACCENDERE➟addumàri
ACCERCHIARE➟accerchiari
ACCERTAMENTO➟accertamentu
ACCESO➟addumatu
ACCESSO➟entrata
ACCETTA➟accetta
ACCETTABILE➟accettabili
ACCETTARE➟accettari
ACCETTAZIONE➟accettazzioni
ACHETARE➟calmare
ACHETARSI➟calmarisi
ACCHIAPPAMOSCHE➟acchiappamuschi
ACCHIAPPARE➟acchiappari
ACCIACCARE➟acciaccari, ammaccari
ACCIACCATURA➟acciaccatura, ammaccatura
ACCIACCO➟acciaccu, malatia
ACCIAIO➟acciaiu
ACCIDIA➟vilità
ACCIDIOSO➟vili
ACCINGERSI➟partisi, accuminciari a...
ACCIUFFARE➟acciuffari
ACCIUGA➟sarda
ACCLAMARE➟acclamari
ACCOMIATARE➟mannari via
ACCOMODARE➟accomudari
ACCOMPAGNAMENTO➟accumpagnamentu
ACCOMPAGNARE➟accumpagnari
ACCOMPAGNATORE➟accumpagnaturi, cumpagnu
ACCOMUNARE➟accumunari
ACCONCIARE➟accunciari
ACCONCIATURA➟accunciatura, pettinatura
ACCONSENTIRE➟accunsèntiri
ACCONTENTARE➟accuntintari
ACCONTO➟accuntu
ACCOPPIARE➟accuppiari
ACCORATO➟adduluratu
ACCORCIARE➟accurzari
ACCORDARE➟accurdari
ACCORDATO➟accurdatu
ACCORDO➟accordo, pattu
ACCORGERSI➟addunarisinni
ACCORRERE➟accurriri
ACCORTO➟prudenti
ACCOSCIARSI➟accusciarisi
ACCOSTARE➟avvicinari
Continua...
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venerdì 10 giugno 2016

PROVERBI SICILIANI E MODI DI DIRE 2

Ed eccoci al secondo appuntamento con i detti siciliani e il loro significato.
ANNIARI NTA UN BICCHIERI D'ACQUA
Annegare in un bicchiere d'acqua
E' un modo di dire conosciuto anche nella lingua italiana. E' usato per dire che si è confusi e preoccupati di qualcosa che alla fine ha poco o niente di preoccupante o ancora per indicare una persona che anche in cose di poco conto non riesce a tirarsene fuori.
DI LU SPARAGNU VENI LU GUADAGNU
Dal risparmio viene il guadagno
Un'altra perla di saggezza di chi viveva alla giornata e sapeva bene che tutto ciò che si riusciva a mettere da parte oggi era ritrovato domani.
FIMMINI E VINU LEVANU GIUDIZZIU A L'OMU
Donne e vino tolgono il senno all'uomo
Una verità sempre attuale; le donne e l'alcool riescono a togliere ad ogni uomo la capacità di autocontrollo...
NUN SI PO DIRI MAI: DI ST'ACQUA NUN NI VOGGHIU VIVIRI
Non si può dire mai: di quest'acqua non voglio berne
Quante volte abbiamo pensato che mai avremmo fatto qualcosa...mai avremmo frequentato quel tale...mai avremmo comprato quella cosa...e poi? Abbiamo fatto, frequentato, comprato! Mai dire mai! Questo è il senso...
NUDDU FA NENTI PI NENTI
Nessuno fa niente per niente
Tragica verità purtroppo in un mondo dove la maggior parte della gente fa qualcosa solo per avere un contraccambio...grazie a Dio ci sono persone che non rientrano in questo amaro detto...
OCCHI CHI AVITI FATTU CHIANCIRI, CHIANCITI!
Occhi che avete fatto piangere, piangete!
E' l'espressione quasi sollevata di chi ha ricevuto un torto e viene a conoscenza che il suo oppressore sta soffrendo per una ingiustizia...è quasi una rivincita. Tu che hai provocato dolore e tristezza alla mia vita ora piangi allo stesso modo...perché tutto prima o poi ritorna...
PURTAU LU SALI A TRAPANI
Ha portato il sale a Trapani
Trapani non è forse conosciuta anche per le sue meravigliose saline? Ha forse Trapani bisogno di sale? Bene questo è il senso di questo modo di dire: ha fatto una cosa inutile, ha perso tempo in una cosa che non serviva...o ha detto qualcosa di talmente scontato che non serviva dirlo!
QUANNU LU PIRU E' FATTU CARI SULU
Quando la pera è matura cade da sola
Non affrettare le cose, ogni cosa ha i suoi tempi così come i frutti che una volta maturi cadono dal ramo senza essere toccati. Se un frutto si raccoglie prima del tempo può essere acerbo e non resta che buttarlo via...Ci sono cose che non si possono affrettare bisogna aspettare i tempi...di maturazione!
TESTA CHI NUN PARLA SI CHIAMA CUCUZZA
Testa che non parla si chiama zucca
Una persona che non parla, che non si esprime, che non manifesta le sue idee è paragonabile ad una zucca vuota e senza cervello...uno sciocco insomma!
PREDICA LU DIUNU A PANZA CHINA
Predica il digiuno a pancia piena
E' davvero bello parlare quando non si conosce fino in fondo il problema dell'altro. Consigli, suggerimenti, chiacchere inutili per chi non sa cosa vuol dire soffrire davvero. Mi vengono in mente tanti discorsi dei politici che parlano di pazienza, di lenta ripresa, di sacrifici dei cittadini...E' facile parlare di digiuno quando si è sazi...lo sarà altrettanto quando la fame si farà sentire?
E con questa amara e sempre attuale verità vi saluto e...ci vediamo con i prossimi proverbi!!!


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martedì 15 aprile 2014

AGNELLINI DI PASTA REALE

Sta arrivando la Santa Pasqua ed è il momento di pensare a qualche ricettina per le feste!!!
Ecco i miei agnellini di Pasqua fatti di pasta reale.
Sono meno dolci di quelli che si trovano in commercio (a volte un po' stucchevoli!) ma sanno più di mandorle

Ingredienti:
(il numero di agnellini che otterrete con questa dose dipende dalla grandezza della forma che avete)
  • 1Kg di farina di mandorle
  • 750g di zucchero a velo
  • 250ml di acqua
  • 1 pizzico di vanillina (o se preferite 1 fialetta di aroma arancia o limone)
  • 1 pizzico di cannella
  • Colori per alimenti (io ho usato quelli a penna!), ovetti di cioccolato, bandierine per decorare.

Procedimento:
  • Sciogliere lo zucchero con l'acqua a fiamma bassa mescolando continuamente.
  • Quando diventa trasparente aggiungere la cannella e la vanillina.
  • Unire la farina mescolando continuamente.
  • Quando il composto si stacca dalle pareti della pentola spegnere il fuoco.
  • Inumidire il piano di lavoro e versarvi il composto.
  • Lasciare raffreddare un po' e lavorare con le mani fino ad ottenere un impasto compatto e liscio.
  • Prendere la formina dell'agnellino, foderarla con la pellicola e spolverarla con lo zucchero a velo.
  • Prendere una quantità sufficiente di impasto e metterla nello stampo, chiudere, premere bene, attendere qualche minuto e riaprire.
  • Estrarre l'agnellino e metterlo su un vassoio.
  • Procedere fino ad esaurimento dell'impasto.
  • Fare asciugare per almeno una notte.
  • A questo punto gli agnellini sono pronti per essere decorati secondo il vostro gusto e la vostra fantasia.
BUONA PASQUA!!!!!

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sabato 12 aprile 2014

PROVERBI SICILIANI E MODI DI DIRE 1



Particolare di un carretto siciliano
Si dice che i proverbi sono la saggezza di un popolo e in fondo è vero perchè sono un concentrato delle esperienze di vita di intere generazioni!
I proverbi diventano allora un pò come un "Codice Civile" popolare al quale attingere per regolarsi nella vita di tutti i giorni...e diventano il giusto finale per una conversazione quasi a darne più valore e più forza persuasiva.
Alcune espressioni tipiche siciliane perdono molto nella loro traduzione in italiano ma restano comunque perle di saggezza popolare, veri tesori da salvaguardare...oserei dire alla faccia di quella corrente "antisicilianista" che si ostina a dire che ai bambini non va insegnato il dialetto!!!!!

Ed ora un pò di proverbi con la traduzione e la spiegazione...

CU AVI AMICI NUN E' POVIRU
Chi ha amici non è povero
E' un proverbio che si usa per dire che chi ha amici che gli vogliono bene non resterà mai solo nella necessità. Un pò come dire che chi trova un amico trova un tesoro.

CU AVI SALUTI E LIBIRTA' E' RICCU E NUN LU SA
Chi ha salute e libertà è ricco e non lo sa
E' il tipico proverbio che si tira in faccia a chi avendo un pò tutto continua a lamentarsi, perchè non sa più apprezzare le cose importanti della vita.

LA MATINATA FA LA JURNATA
L'alzarsi presto al mattino fa riuscir bene l'intera giornata.
Se ci si alza presto al mattino si riescono a fare tante cose che altrimenti non si avrebbe il tempo di fare.

TANTI PICCA FANNU ASSAI
Tanti "poco" diventano un "molto"
Le applicazioni sono tante per questo detto. Per esempio si usa per dire che non bisogna pretendere tutto e subito ma con pazienza, poco oggi e poco domani si riesce ad ottenere l'intero tesoro desiderato!!!!

UN PUMU FRADICIU NI VASTA NNA CARTEDDA
Una mela fradicia ne guasta un cesto
Basta un solo elemento che non va, per influenzare il resto. E' un detto che viene usato soprattutto per scoraggiare la frequenza di cattive compagnie.

VECCHI E FURISTERI NUN LI CRIDIRI VULINTERI
A vecchi e forestieri non credere volentieri (facilmente).
E un proverbio un pò controcorrente. L'anziano viene sempre considerato saggio ma qui viene considerato smemorato e privo di senno per cui non è affidabile così come lo straniero che non sa le cose del paese. 

CUNTA QUANTU LU DUI 'NTA LA BRISCULA
Vale quanto un due nella briscola
E' un modo per fare scendere dal piedistallo una persona che si sente importante ma che in fondo non vale nulla.

CU E' CHI NUN E' VISTU NE' PIGGHIATU
NUN PO' GHIRI CARCERATU
Chi non è visto nè preso (sul fatto) non può essere arrestato
E' la tipica frase di chi ti racconta una storia che inizia sempre con: "Lu sai soccu cuminau chiddu..." ovvero "Lo sai cosa ha combinato..." e dopo averla raccontata, non volendosi prendere la responsabilità di ciò che ha detto se ne esce con la frase "...ma va pisca si è veru!" ovvero "...ma va a capire se è vero!" seguita dal proverbio in questione...ma lui ci crede veramente!!!!!

CADIMI FICU E CADIMI 'MMUCCA
Cadi fico e cadimi nella bocca
Quando c'è qualcuno che vuole la vita comoda senza nessuno sforzo ecco una perla di saggezza adatta. E' il tipico inconcludente che pretende tutto senza muovere un dito e allora si distende sotto il fico e aspetta che questo maturi e gli cada dritto dritto in bocca.

A LU SONU SI CANUSCI LA CAMPANA
Dal suono si riconosce la campana
Oggi è difficile riconoscere le campane perchè sono tutte elettroniche ma nei tempi che furono ogni chiesa aveva una campana riconoscibilissima. Al suono della campana si poteva sapere la chiesa di provenienza. E lo stesso per l'uomo...dimmi come parli e ti dirò chi sei. Dalle parole si conosce il suo modo di pensare...

E con il suono delle campane vi do appuntamento
ai prossimi proverbi...
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domenica 16 marzo 2014

LINGUE DI BUE

Ecco per voi una ricetta tutta siciliana...le LINGUE DI BUE.
Il loro nome è dovuto alle loro dimensioni (10x15cm circa) e alla loro forma ovale e sono tipiche della zona di Palermo.
Io le ho fatte in versione più piccola e rotonde...
Lingue di Bue
Ingredienti: 
  • 2 rotoli di pasta sfoglia
  • 500g di crema pasticcera
  • zucchero q.b.
  • zucchero a velo q.b.
Procedimento:
  • Ricavare dalla sfoglia tanti dischetti (o se preferite la forma originale, tanti ovali; io ho usato un tagliapasta rotondo di 6 cm di diametro dentellato).
  • Al centro di ogni dischetto mettete la crema pasticcera senza "sporcare" i bordi.
  • Bagnare i bordi con un poco di acqua e chiudere con un altro dischetto.
  • Mettere in una teglia con carta da forno.
  • Spennellare con acqua e spolverare con lo zucchero semolato.
  • Cuocere a 200°C per 20 minuti o comunque fino a quando non saranno dorati.
  • Spolverare con zucchero a velo e lasciare intiepidire.
  • Servire tiepide o fredde.
Un'idea in più:
La ricetta tradizionale prevede la crema pasticcera ma ci sarà da leccarsi i baffi anche se le farcite con crema di ricotta, crema al cioccolato, marmellata o Nutella.....
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lunedì 3 marzo 2014

"CASSATEDDI"

"Cassateddi" con la crema di ricotta
"Cassateddi" con crema al cioccolato e nocciole...

I “cassateddi” sono dolci della provincia di Trapani ma diffuse in tutta la Sicilia con diverse varianti e diversi nomi. A Marsala e dintorni vengono chiamate “cappidduzzi” e nel siracusano "ravioli"...ma per favore non chiamatele "cassatelle" cercando di "italianizzare" un termine che esiste solo in siciliano!!!!!
Il ripieno più diffuso è la crema di ricotta ma la fantasia non ha limiti...marmellata, crema al cioccolato, crema pasticcera, crema di ceci, mandorle...e chi più ne ha più ne metta.
Io vi propongo due versioni...quella tradizionale che piace tanto al mio maritino golosone e quella con la crema di nocciole e cioccolato per il mio "golosino"!!!!!
Ingredienti:
  • 1 uovo
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 2 bicchieri rasi di farina di grano duro
  • 1 bicchiere raso di farina "00"
  • 4 cucchiai di olio di girasole
  • vino bianco q.b.
  • olio per friggere q.b.
  • zucchero semolato o cacao per la finitura
N.B. Per bicchieri intendo quelli da 200ml
  • 500g di ricotta di pecora
  • 300g di zucchero
  • 100g di gocce di cioccolato
  • 400g di crema di nocciole e cacao
Procedimento:
  • Mescolate la ricotta con lo zucchero e lasciare riposare per circa 30 minuti.
  • Passare la ricotta al setaccio e unire le gocce di cioccolato.
  • Scaldare il vino e impastare tutti gli ingredienti.
  • Con l'aiuto di una sfogliatrice, stendere la pasta molto sottile.
  • Mettere un po' di crema di ricotta o di nocciole, ripiegare la pasta, sigillare bene con le dita e ritagliare a mezzaluna.
  • Friggere in olio bollente, sgocciolare su carta assorbente e, ancora calde, passare nello zucchero semolato o spolverare con il cacao.
BUON APPETITO!!!!!
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venerdì 28 febbraio 2014

SICILIA ANTICA

Torno a parlarvi di canto popolare siciliano...
Tante canzoni siciliane parlano proprio della Sicilia, terra di sole e di mare...Per i siciliani l'attaccamento alla terra è qualcosa che scorre nelle vene, che non si può staccare dalla pelle e dal cuore.
Anche dopo anni di lontananza il siciliano sente il profumo della sua terra e la nostalgia del sole e del mare che ha lasciato.
Tutte le canzoni dedicate alla terra di Sicilia sembrano canzoni d'amore di un innamorato che parla all'amata lasciata nella terra lontana. Amore e nostalgia si mescolano alla gioia e all'orgoglio di essere nati in una terra nata tra "mari e ciuri" (tra mare e fiori).
Stavolta vorrei condividere con voi un'altra favolosa canzone...
..."Sicilia Antica"!
E' una canzone recente (del 1973) scritta e cantata da Marcella Bella.
La potete trovare nell'album MI...TI...AMO...
La versione che segue è di Adela...
Se non riesci a visualizzare il video clicca qui
Ecco il testo originale e la traduzione...

SICILIA ANTICA
Fra mari e ciuri nascisti tu                                      Fra mare e fiori sei nata tu
terra d'amuri nun mori cchiù.                              terra d'amore non muori più.
Campi di granu bruciati do suli,                   Campi di granu bruciati dal sole
unni lassai 'u primo amuri.                            dove ho lasciato il primo amore.

Sicilia antica di lu me cori                                       Sicilia antica del mio cuore
quantu ricchizzi c'ha teni tu!                                quante ricchezze che hai tu!

Facci n'duriti, occhi m'pietusi,                       Faccie indurite, occhi impietosi
ma nni lu cori c'è tantu caluri,                            ma nel cuore c'è tanto calore,
E' la me genti ch'a canta pi' nenti               E' la mia gente che canta per nulla
e la fatica li fa cuntenti.                                             e la fatica li rende felici.

Sicilia antica di lu me cori                                    Sicilia antica del mio cuore
quantu ricchizzi c'ha teni tu!                                quante ricchezze che hai tu!

Fra mari e suli nascivi iu,                                    Fra mare e sole sono nata io
figghia di terra chi nun torna cchiu'...       figlia di terra che non torna più...
milli stratuzzi mi tornanu 'n menti         mille vicoletti mi tornano alla mente
unni lassavi i ricordi cchiu' beddi.             dove ho lasciato i ricordi più belli.

Sicilia antica di lu me cori                                       Sicilia antica del mio cuore
quantu ricchizzi c'ha teni tu!                                quante ricchezze che hai tu!

Sicilia antica terra di sali                                          Sicilia antica terra di sale
comu l'amuri nun torni cchiù...                           come l'amore non torni più...

...Grazie Sicilia...Bella Sicilia...
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domenica 2 febbraio 2014

"CAVADDUZZI E CUDDUREDDI" DI SAN BIAGIO

Domani sarà la festa di san Biagio, protettore della gola, da noi molto sentita. Nella chiese si celebra la Messa alla quale segue la Benedizione della gola. In Sicilia, in molte chiese è tradizione ma anche e soprattutto devozione distribuire ai fedeli che vi si recano in pellegrinaggio dei piccoli pani benedetti...appunto i "cavadduzzi" o i "cuddureddi" di San Brasi.
"Cavadduzzi" e "cuddureddi" a grandezza reale
Gli abitanti del mio paese, nel 1542 si rivolsero a questo santo per salvare i raccolti da un'invasione di cavallette. Da quel momento promisero di ringraziare ogni anno il santo riproducendo le cavallette negli artistici pani finemente chiamati «cavadduzzi», e i «cuddureddi» che rappresentano la gola (di cui San Biagio è il protettore) grazie alla maestria e la fantasia delle donne del quartiere. Un'arte vera e propria espressa nella lavorazione a punta di coltellino e «mucacia» (una pinzetta dentata usata per pizzicare la pasta). Ne vengono fuori dei veri e propri capolavori che ripercorrono la vita di San Biagio. Si preparano, infatti oltre agli altri, la mano del santo ed il pastorale, visto che San Biagio fu anche vescovo.

Oltre ad essere molto belli da vedere sono anche molto buoni da mangiare. Se volete prepararli in casa vi do la ricetta semplicissima.
Ingredienti:
  • farina di grano duro
  • acqua q.b.
Procedimento:
Impastare la farina con poca acqua. Deve risultare una pasta molto compatta ma non troppo morbida.
Una volta pronta potete formare i "cavadduzzi" e i "cuddureddi".
I cavadduzzi: ricavate dei piccoli serpentelli di pasta e date la forma seguendo le foto.
I cuddureddi: sono più semplici da fare. La versione tradizionale prevede la preparazione di piccoli bastoncini di pasta tagliati in piccoli pezzi ed incollati a ciambella (tenete conto che il loro diametro è di circa 1-1,5 cm) e poi pizzicati con l'apposita pinzetta.
La versione più veloce invece prevede la preparazione di minuscole palline, forate al centro e pizzicate.
Una volta pronti, poneteli tutti (anche molto vicini, tanto non crescono!) in una teglia e cuocete in forno a 200°C fino a raggiungere una leggera doratura.
Buon onomastico a tutti i.....Biagio!!!!!
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venerdì 24 gennaio 2014

MUSICA POPOLARE SICILIANA (NUN LU SAPITI)

Sarà il profumo di questa terra, sarà il calore della mia gente...ma la musica popolare siciliana mi accende il cuore e mi commuove sempre...
La mia bella Sicilia è considerata da sempre la culla del canto popolare italiano: gli stornelli, le dolci ninne nanne, le romantiche serenate, gli allegri e chiassosi giochi dei bambini, i canti e le satire, le leggende sacre e profane.
Da noi ogni avvenimento della vita, dalla nascita alla morte, è stato cantato dal popolo...in maniera intensa, gioiosa...a volte drammatica.
Un posto speciale hanno le ninne nanne natalizie per Gesù Bambino, perfetta fusione tra le ninne nanne vere e proprie ed i canti religiosi popolari.
Allegri e divertenti sono giunti fino a noi anche i balli. i girotondi, le tarantelle.
Anche gli strumenti musicali sono affascinanti: il marranzanu (o mariolu) ovvero il famoso "scacciapensieri", il friscalettu (flauto di canna), il tammurinu (uno strumento a percussione), la ciaramedda (cornamusa) e la fisarmonica.
Una bellissima canzone è sicuramente NUN LU SAPITI conosciuta anche come L'AMURI CA V'HAJU.
Canzone d'amore e di rabbia, di desiderio e di tormento,
di dolore e di speranza...
...una poesia d'amore romantica e struggente che diventa canto del cuore...
La versione originale è di Rosa Balistreri (la trovate facilmente su YouTube) ma anche la versione di Adela (una cantante calabrese) è davvero emozionante!
Se non riesci a visualizzare il video clicca qui
Per chi non parla il siciliano metto il testo e la traduzione.
L'AMURI CA V'HAJU                                                    L'AMORE CHE HO PER VOI
Nun lu sapiti l'amuri ca v'haju                                     Non sapete l'amore che ho per voi
nun lu sapiti quantu vi disiu                                           non lo sapete quanto vi desidero
nun lu sapiti comu chianciu e staju                        non lo sapete come piango e mi sento
quannu ca pi un mumento nun vi viju.                   quando per un momento non vi vedo.
Dintra di l'arma mia na vampa c'haju                        Dentro l'anima mia  ho una fiamma
e lu me cori è vostru e no lu miu                               e il mio cuore è vostro e non il mio
si moru 'nParadisu nun ci vaju                                      se muoio in paradiso non ci vado
picchì p'amari a vuji nun pensu a Diu.                 perché per amare voi non penso a Dio.
E vui sapennu st'amuri e sti' peni                   E voi sapendo questo amore e queste pene
mi lassati muriri comu un cani                                       mi lasciate morire come un cane
ma puru siddu ccè cu vi tratteni                                ma anche se oggi c'è chi vi trattiene
speru di cunvincirivi dumani.                                              spero di convincervi domani.
Cchiù nun m'amati e cchiù vi vogghiu beni          Più non mi amate e più vi voglio bene
cchiù tempu passa e mannu cristiani                            più tempo passa e mando persone
nun mi lassati, amuri, 'nta sti' peni                        non mi lasciate, amore, in queste pene
picchì siti ppi mia l'acqua e lu pani.                       perché siete per me l'acqua e il pane. 
...respiro d'amore...
...o semplicemente poesia...

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lunedì 6 gennaio 2014

CALTAGIRONE: I PRESEPI

La prima "gita di famiglia" di quest'anno ci ha portati a Caltagirone, in provincia di Catania.
Ci eravamo già stati...ma non nel periodo di Natale!
In questo periodo, infatti Caltagirone si trasforma nella città dei Presepi.
Bambinello del presepe del Duomo                        Presepe di ceramica di Caltagirone
Si sa che il primo presepe fu ideato da San Francesco d'Assisi nel 1223
a Greccio ma a Caltagirone i primi esempi di figure di ceramica
per il presepe risalgono probabilmente al Medioevo.
Nel '700 una vera e propria categoria di artigiani si dedicava alla produzione di queste statuine ma è sul finire del secolo che questa tradizione diventa arte vera e propria.
Nell'Ottocento possedere un presepe di Caltagirone significava per le famiglie nobili e le chiese quasi uno "status symbol".
Questa tradizione, il più delle volte tramandata di padre in figlio, è arrivata fino ad oggi e ogni anno attira tantissimi turisti e visitatori.

Il presepe di cotone
Il cammino lungo le stradine di Caltagirone è una continua scoperta di tradizioni, culture e nuovi modi di vedere un'antica tradizione come quella del presepe.....

La grotta della pace intorno alla quale si radunano tutti i grandi della terra
 Scala di Caltagirone riprodotta nel presepe monumentale...

...e nella miniatura di Caltagirone.
Il presepe nel villaggio dei Puffi
Il presepe con 120 mila pezzi Lego
Il presepe nella cripta...
...un particolare.
Il presepe della solidarietà dedicato al terremoto in Emilia.
Il presepe dedicato agli sbarchi degli immigrati.
La natività vista dagli aborigeni.
Presepi dal mondo.
Particolare del presepe "Nativity" tra tradizione e tecnologia.
Nella mia famiglia il presepe è una tradizione immancabile del Natale...ogni anno io e mio padre lo preparavamo insieme e ancora oggi insieme a mio marito e mio figlio teniamo vivo questo bellissimo modo di prepararsi alla venuta del Salvatore.
Vi assicuro che trascorrere dei giorni in questo luogo è un'esperienza favolosa sia per i grandi che per i piccini!!!!!
Noi ci siamo portati via questo grazioso presepe peruviano "in scatola" per ricordare questi bei giorni trascorsi per i "carruggi" (i vicoletti) di Caltagirone...
Al prossimo viaggio!!!!!
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