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giovedì 5 aprile 2018

VITTI 'NA CROZZA

Questa canzone è ritenuta la canzone siciliana più conosciuta fuori dalla Sicilia e spesso viene identificata con la Sicilia, anzi viene considerata l'inno della Sicilia. Le versioni cantate sono tantissime a cominciare dalle più antiche come quella che trovate nel video che segue di Michelangelo Verso degli anni 1950, alla versione di Modugno, Rosanna Fratello, Franco Battiato, 
Gianna Nannini, Laura Pausini, vari complessi e gruppi folkloristici etc. 
Ricercando nei libri di canzoni siciliane quali le raccolte di Alberto Favara (Salemi 1863-1923), etnomusicologo, di Lionardo Vigo (Acireale 1799-1879), poeta e filologo, di Giuseppe Pitrè (Palermo 1841-1916), scrittore e folclorista, Francesco P. Frontini (1860-1939), musicista e compositore, Salvatore Salamone Marino (Borgetto 1847-1916), folclorista ed altri, non vi è traccia di questa canzone.
Sulle origini di questo canto vi sono varie interpretazioni.
La più comune è che questa canzone nella parte testuale sia una poesia popolare e che il maestro Franco Li Causi abbia scritto la partitura. Certo c’è da considerare il fatto che abbia potuto scrivere il pezzo musicale ex novo, oppure può averlo scritto riportando in partitura un motivo cantato da altri, oppure ancora il pezzo musicale finale può essere un mix di una canto ascoltato oralmente e di una sua fantasia o interpretazione personale.
Il figlio del maestro Li Causi e il figlio del tenore Verso riferiscono che intorno agli anni 1950 il regista Pietro Germi venne in Sicilia per iniziare le riprese del film “Il cammino della speranza”. Ad Agrigento Germi incontrò il Maestro Franco Li Causi al quale chiese di comporre “un motivo allegro-tragico-sentimentale “ da inserire nel film. Il maestro fece ascoltare alcune sue composizioni ed altre di natura popolare che non soddisfarono il regista. Durante alcune riprese del film effettuate a Favara in un momento di pausa un minatore, Giuseppe Cibardo Bisaccia, recitò a Germi una poesia popolare, i cu versi sono: “Vitti ‘na crozza supra nu cannuni / fui curiusu e ci vosi spiari / idda m’arrispunniu cu gran duluri / muriri senza toccu di campani.”
Al regista Germi, i versi piacquero a tal punto da chiedere a Li Causi di musicarli. Il maestro riascoltò la poesia dal minatore prendendo appunti anche di una traccia musicale per come l’aveva decantata il minatore e rielaborando il tutto anche per la sua grande esperienza musicale scrisse la partitura di “Vitti na crozza”. La canzone forma la colonna musicale dei titoli iniziali del film. 
Il film ebbe un buon successo e la canzone cantata nel film venne ascoltata da moltissime persone in tutta Italia e divenne molto conosciuta tanto che il maestro Li Causi registrò un vinile a 78 giri con la voce del tenore Michelangelo Verso e la partecipazione del coro del quartetto Francesco Li Causi, con la chitarra del fratello del maestro Salvatore Li Causi, che fa da accompagnamento al mandolino solista (Francesco Li Calzi) ed al basso suonato da uno strumentista dell’orchestra Angiolini; l’incisione avvenne a Torino negli studi della Cetra. Il disco ottenne un invidiabile successo in tutta Italia e il tenore ebbe grande fama tanto da essere ingaggiato subito da managers americani che lo fecero esibire nei migliori teatri americani, anche con altri tenori italiani quali Beniamino Gigli.
Diversa è la testimonianza che da dei fatti Alfieri Canavero, operatore di seconda macchina nello stesso film di Germi: "Abbiamo iniziato le riprese ad Agrigento, nelle miniere di Zolfo. Ricordo che i minatori erano in sciopero da 2 giorni. Erano sottoterra, nudi, per il caldo insopportabile. Stavano cantando "Vitti 'na crozza" quando la troupe scese giù con il regista Pietro Germi. Registrammo quel canto, che andava perfettamente a tempo con la biella della pompa dell'aria. Con quella registrazione iniziammo il film".
Altre persone affermano che la canzone “Vitti na crozza” era cantata dai soldati siciliani nelle trincee del Carso o nella battaglia del Piave durante la guerra del 1914-18, altri affermano che veniva cantata dai garibaldini siciliani nella guerra di liberazione dai Borboni da parte di Garibaldi, dei mille e soprattutto dei patrioti siciliani.
Ascoltiamo ora la prima versione incisa su vinile.
Se non riesci a visualizzare il video clicca qui.

Per chi non parla il siciliano ecco il testo originale e la traduzione.
Vitti na crozza supra lu cannuni    Vidi un teschio sopra un cannone
fui curiusu e ci vosi spiari                        fui curioso e volli chiedere
idda m'arrispunnìu cu gran duluri       lui mi rispose con gran dolore
murivi senza toccu di campani.                sono morto senza rintocco
                                                                                        [di campane.

Si nni jeru, si nni jeru li mè anni          Se ne sono andati i miei anni
si nni jeru si nni jeru un sacciu unni                     se ne sono andati e
                                                                                        [non so dove
ora ca sù arrivatu a uttant'anni      ora che sono giunto ad ottant'anni
la vita chiamu e la morti arrispunni.                    chiamo la vita e mi
                                                                              [risponde la morte.

Cunzàtimi, cunzàtimi stu lettu            Preparatemi il letto (di morte)
ca di li vermi sù mangiatu tuttu,           che dai vermi sono mangiato
si non lu scuntu ca lu me piccatu    se non sconto qua il mio peccato
lu scuntu all'autra vita a sangu ruttu                 lo sconto all'altra vita
                                                                                     [a sangue rotto

Certo l'argomento trattato non è per niente allegro e mal si adatta (forse solo forzandolo) con quel gioioso "trallalleru" inserito nelle versioni più recenti di stampo folkloristico così pure mal si adattano le altre strofe aggiunte in seguito in cui si privilegiano le bellezze della Sicilia, il suo splendido mare e il focoso Mungibeddu (Etna).

Ecco le strofe aggiunte molto meno conosciute:

C'e' nu giardinu ammenzu di lu mari 
tuttu ‘ntissutu di aranci e ciuri 
tutti l'acceddi cci vannu a cantari
puru i sireni (pisci) ‘cci fannu all'amuri

Sentu li trona di lu Mungipeddu,
chi ietta focu e vampi i tutti i lati. 
oh bedda Matri, Matri Addulurata 
sarva la vita mia e di mia amata.

Dal punto di vista musicale esiste una versione primitiva in modalità minore, mentre quasi tutte le interpretazioni sono in modalità maggiore; a questo proposito bisogna ricordare come la modalità minore è la più consona se si considera il fatto che la modalità minore viene usata in canti tristi, dolorosi, mentre la modalità maggiore è più usata per canti allegri gioiosi, ora, considerato il tema molto triste del colloquio col teschio e con la morte, quindi un argomento triste, doloroso ben si addice la modalità minore e che, però, nel tempo, anche per motivo folkloristico ed interessi commerciali la modalità in maggiore anche con l’aggiunta del trallalleru ha prevalso sulla modalità minore, diventando così una canto da cantare in gita o con gli amici in momenti allegri e spensierati senza accorgersi per niente del tema triste e doloroso della canzone.
Il tempo della canzone iniziale era un 4/4 lento che nel tempo è diventato un 2/4 allegro, con il trallalleru.
A proposito del trallalleru, introdotto nelle versioni più recenti, non è presente in quella di Michelangelo Verso, la stessa Rosa Balistreri, la punta di diamante del canto siciliano, non volle mai cantare questa canzone. 
”Vitti na crozza” rimane comunque una canzone che rispecchia l’animo siciliano, che guarda al passato, alla sua storia, alle tradizioni, all’animo spesso malinconico dei siciliani sfruttati, privati della libertà e oppressi e dominati da vari popoli ma sempre pronti a prendere il meglio dei dominatori, anzi a unire la propria cultura con quella dei dominatori arricchendo così la cultura siciliana e proiettandola così alla modernità e al futuro.
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mercoledì 4 gennaio 2017

TUTTO QUELLO CHE UN UOMO di Sergio Cammariere

Ci sono canzoni che non senti ogni volta che accendi la radio...
Perché ci sono canzoni che non fanno rumore...sono quelle "silenziose" che solo il cuore ascolta...questa è una di quelle canzoni...


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Il testo

TUTTO QUELLO CHE UN UOMO

Se non fosse per te

Cosa avrebbe un senso
Sotto a questo cielo immenso
Niente più sarebbe vero
Se non fosse per te
Come immaginare
Una canzone da cantare
A chi non vuol sentirsi solo
Se non fosse per te
Crollerebbe il mio cielo
Se non fosse per te
Sarei niente, lo sai
Perché senza te io non vivo
E mi manca il respiro
Se tu te ne vai
Quando sono con te
Chiudo gli occhi e già volo
D’improvviso la malinconia se ne va
Dai pensieri miei cade un velo
E ritrovo con te l’unica verità
Solamente tu sai
Anche senza parole
Dirmi quello che voglio sentire da te
Io non ti lascerò
Fino a quando vivrò
Tutto quello che un uomo può fare
Stavolta per te lo farò
Una pioggia di stelle
Ora brilla nell’aria
Ed il mondo mi appare
Per quello che è
Un oceano da attraversare
Per un cuore di donna
O la spada di un re
Perché senza te io non vivo
E mi manca il respiro se tu te ne vai
Solamente tu sai
Anche senza parole
Dirmi quello che voglio sentire da te
C’è un tempo per l’amore
Che spiegarti non so
Tutto quello che un uomo può fare
Stavolta per te lo farò
Tu sarai la regina
Dei miei desideri
L’orizzonte costante
Di questa realtà
Tu che sei per me, come vedi
Tutto quello che un uomo
Sognare potrà
Tutto quello che un uomo
Sognare potrà

Questo è probabilmente il brano più noto ed amato della discografia di Sergio Cammariere scritto in collaborazione con il fidato cantautore e paroliere Roberto Kunstler.
La canzone viene presentata al Festival di Sanremo del 2003, arriva al terzo posto e vince anche il Premio della Critica ed il Premio Migliore Composizione Musicale.
Il brano viene inserito nell'album "Dalla pace del mare lontano" che era stato pubblicato l'anno precedente e che dopo il clamoroso successo al Festival viene ristampato con il brano sanremese in aggiunta e fa aggiudicare all'artista ben due dischi di platino. 
"Tutto quello che un uomo" gli darà la consacrazione definitiva e lo presenterà al grande pubblico televisivo oltre che agli "addetti ai lavori" ed agli esperti del settore che già ne avevano la fortuna. Cammariere porta il jazz a Sanremo ed incanta con il suo stile e la sua voce tanto che il suo talento riesce a far apprezzare questo genere anche a chi non lo ama particolarmente. 
Il suo pianoforte e la sua voce sono entrati nella mente e nel cuore del pubblico italiano che ne ha fatto sin da subito un beniamino.


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venerdì 29 gennaio 2016

BIBBIA 7: GENESI, CAPITOLO 3 (TESTO)



LA CADUTA
[1]Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «E' vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». [2]Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, [3]ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». [4]Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! [5]Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». [6]Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.[7]Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
[8]Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. [9]Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?». [10]Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».
[11]Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».
[12]Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». [13]Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
[14]Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame
e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
[15]Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stripe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
[16]Alla donna disse:
«Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà».
[17]All'uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,
maledetto sia il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.
[18]Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l'erba campestre.
[19]Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finchè tornerai alla terra,
perchè da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!».
[20]L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.
[21]Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì.
[22]Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!». [23]Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. [24]Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita.
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mercoledì 20 gennaio 2016

BIBBIA 6: GENESI, CAPITOLO 2 (TESTO)


[1]Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. [2]Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro. [3]Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. [4a]Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.


LA PROVA DELLA LIBERTA'. IL PARADISO. 


[4b]Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, [5]nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata - perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo [6]e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -; [7]allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.
[8]Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato. [9]Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. [10]Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. [11]Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di Avìla, dove c'è l'oro [12]e l'oro di quella terra è fine; qui c'è anche la resina odorosa e la pietra d'ònice. [13]Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese d'Etiopia. [14]Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il quarto fiume è l'Eufrate.
[15]Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
[16]Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, [17]ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti».
[18]Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». [19]Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. [20]Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. [21]Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. [22]Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. [23]Allora l'uomo disse:
«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall'uomo è stata tolta».
[24]Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. [25]Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.


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martedì 28 ottobre 2014

BIBBIA 5: GENESI, CAPITOLO 1 (TESTO)


I. LE ORIGINI DEL MONDO E DELL'UMANITA'

1. LA CREAZIONE E LA CADUTA
Primo racconto della creazione

[1]In principio Dio creò il cielo e la terra. [2]Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
[3]Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. [4]Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre [5]e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
[6]Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». [7]Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne. [8]Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
[9]Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto». E così avvenne. [10]Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. [11]E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne: [12]la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona. [13]E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
[14]Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni [15]e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: [16]Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. [17]Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra [18]e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. [19]E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
[20]Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo». [21]Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. [22]Dio li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». [23]E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
[24]Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie». E così avvenne: [25]Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. [26]E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
[27]Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.
[28]Dio li benedisse e disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra».
[29]Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. [30]A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. [31]Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.

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