giovedì 12 aprile 2018

PREGHIERA SEMPLICE DI SAN FRANCESCO


Signore, fa di me
uno strumento della Tua Pace:
Dove è odio, fa che io porti l'Amore,
Dove è offesa, ch'io porti il Perdono,
Dove è discordia, ch'io porti l'Unione,
Dove è dubbio, ch'io porti la Fede,
Dove è errore, ch'io porti la Verità,
Dove è disperazione, ch'io porti la Speranza,
Dove è tristezza, ch'io porti la Gioia,
Dove sono le tenebre, ch'io porti la Luce.
Maestro, fa che io non cerchi tanto
Ad esser consolato, quanto a consolare;
Ad essere compreso, quanto a comprendere;
Ad essere amato, quanto ad amare.
Poiché, così è: Dando, che si riceve;
Perdonando, che si è perdonati;
Morendo, che si risuscita a Vita Eterna.
(San Francesco)



Qualche curiosità...
Una piccola ma pregnante pubblicazione di Christian Renoux fa luce su uno scritto che tanto è diffuso.
Renoux cerca di risalire al momento in cui è apparsa tale preghiera: essa compare per la prima volta nel numero di dicembre 1912 de La Clochette, una piccola rivista, espressione della Ligue de la Sainte-Messe, una pia associazione avente come finalità la diffusione della partecipazione alla Messa, soprattutto domenicale, tra i cattolici. Il fondatore di tale associazione fu un sacerdote della Normandia, Esther Auguste Bouquerel (1855-1923) il quale, in qualità di redattore de La Clochette, nel dicembre del 1912 pubblicò la nostra preghiera sulla medesima rivista definendola una Belle prière à faire pendant la Messe, probabilmente composta da lui stesso.
La preghiera «Signore, fa' di me uno strumento della tua pace» è stata portata nel 1912 alla conoscenza di 8.000 abbonati a La Clochette, tra i quali c’era il canonico Louis Boissey (1859-1932), anche lui appassionato alla preghiera per la pace ed editore di un bollettino, gli Annales de Notre-Dame de la Paix. Proprio in questo bollettino nel gennaio del 1913 pubblicò la preghiera stampata già nel 1912 da Bouquerel, lasciando invariato il titolo, Belle prière à faire pendant la messe, e indicandone l’origine, cioè La Clochette. Tramite questa seconda diffusione la preghiera viene conosciuta dal marchese della Normandia, Stanislas de la Rochethulon et Grente, presidente del Souvenir Normand, un’associazione che vantava tra l’altro legami con il Vaticano.
Proprio grazie a questi legami nel dicembre 1915 il marchese Stanislas de La Rochethulon inviò al Segretario di Stato vaticano, il cardinal Gasparri, una serie di preghiere per la pace da trasmettere al papa. Il 24 gennaio 1916 il cardinale rispose al marchese sottolineando l’interesse del papa soprattutto per le toccanti invocazioni al Sacro Cuore, in effetti consistenti nientemeno che nella Belle prière à faire pendant la messe con alcune varianti. Il 20 gennaio 1916 l’Osservatore Romano pubblicò la preghiera, con una traduzione italiana, preceduta dal titolo Le preghiere del «Souvenir Normand» per la pace, nella quale vennero introdotte altre varianti rispetto all’originale del 1912. Mediante l’Osservatore Romano la nostra preghiera ottiene una grande diffusione e viene ripresa da La Croix che la pubblica il 28 gennaio 1916. L’interesse per questa preghiera crebbe e monsignor Alexandre Pons la pubblicò assieme a una sua conferenza definendola «une prière très ancienne».
Christian Renoux affronta il problema dell’attribuzione a san Francesco. Tutto cominciò quando il cappuccino Étienne Benôit da Parigi pubblicò la preghiera dietro a una immaginetta intitolandola Prière pour la paix; la pubblicò dopo il 1916, probabilmente dopo il 1918, dietro a un'immagine raffigurante san Francesco che sorregge la regola del Terz’Ordine. Nella stessa immaginetta viene scritto che questa preghiera riassume meravigliosamente la fisionomia esteriore del vero seguace di san Francesco. Ciò non meraviglia se si considera che proprio in quel tempo sempre più Francesco e Assisi diventavano simbolo di pace.
Nel 1945 la chiesa di Ginevra diffonde una nuova liturgia con al termine un’appendice di preghiere ecumeniche tra cui compare per il Medio Evo la nostra preghiera definita del XIII secolo e opera di Francesco d’Assisi.
Negli Stati Uniti e nel Canada conobbe una diffusione enorme, e alcuni francescani canadesi affermano che sarebbe stata letta nel 1945 al momento della conferenza di San Francisco da cui nacque l’ONU. Il primo febbraio 1946 il senatore Hawkes la presentò al Senato di Washington definendola come una «preghiera di san Francesco» e precisando che fu scritta nel 1226. Ormai tutti i testi attribuiscono tale preghiera a san Francesco e nel 1952 il pellegrinaggio di Pax Christi a Roma e Assisi adotta tale preghiera. Dagli anni cinquanta le edizioni francescane e DACA in Assisi iniziano a diffondere la nostra preghiera in varie lingue sulle cartoline e in questo modo si è letteralmente sparsa in tutto il mondo, senza che i francescani fossero allarmati da questa falsa attribuzione a san Francesco d’Assisi.

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giovedì 5 aprile 2018

VITTI 'NA CROZZA

Questa canzone è ritenuta la canzone siciliana più conosciuta fuori dalla Sicilia e spesso viene identificata con la Sicilia, anzi viene considerata l'inno della Sicilia. Le versioni cantate sono tantissime a cominciare dalle più antiche come quella che trovate nel video che segue di Michelangelo Verso degli anni 1950, alla versione di Modugno, Rosanna Fratello, Franco Battiato, 
Gianna Nannini, Laura Pausini, vari complessi e gruppi folkloristici etc. 
Ricercando nei libri di canzoni siciliane quali le raccolte di Alberto Favara (Salemi 1863-1923), etnomusicologo, di Lionardo Vigo (Acireale 1799-1879), poeta e filologo, di Giuseppe Pitrè (Palermo 1841-1916), scrittore e folclorista, Francesco P. Frontini (1860-1939), musicista e compositore, Salvatore Salamone Marino (Borgetto 1847-1916), folclorista ed altri, non vi è traccia di questa canzone.
Sulle origini di questo canto vi sono varie interpretazioni.
La più comune è che questa canzone nella parte testuale sia una poesia popolare e che il maestro Franco Li Causi abbia scritto la partitura. Certo c’è da considerare il fatto che abbia potuto scrivere il pezzo musicale ex novo, oppure può averlo scritto riportando in partitura un motivo cantato da altri, oppure ancora il pezzo musicale finale può essere un mix di una canto ascoltato oralmente e di una sua fantasia o interpretazione personale.
Il figlio del maestro Li Causi e il figlio del tenore Verso riferiscono che intorno agli anni 1950 il regista Pietro Germi venne in Sicilia per iniziare le riprese del film “Il cammino della speranza”. Ad Agrigento Germi incontrò il Maestro Franco Li Causi al quale chiese di comporre “un motivo allegro-tragico-sentimentale “ da inserire nel film. Il maestro fece ascoltare alcune sue composizioni ed altre di natura popolare che non soddisfarono il regista. Durante alcune riprese del film effettuate a Favara in un momento di pausa un minatore, Giuseppe Cibardo Bisaccia, recitò a Germi una poesia popolare, i cu versi sono: “Vitti ‘na crozza supra nu cannuni / fui curiusu e ci vosi spiari / idda m’arrispunniu cu gran duluri / muriri senza toccu di campani.”
Al regista Germi, i versi piacquero a tal punto da chiedere a Li Causi di musicarli. Il maestro riascoltò la poesia dal minatore prendendo appunti anche di una traccia musicale per come l’aveva decantata il minatore e rielaborando il tutto anche per la sua grande esperienza musicale scrisse la partitura di “Vitti na crozza”. La canzone forma la colonna musicale dei titoli iniziali del film. 
Il film ebbe un buon successo e la canzone cantata nel film venne ascoltata da moltissime persone in tutta Italia e divenne molto conosciuta tanto che il maestro Li Causi registrò un vinile a 78 giri con la voce del tenore Michelangelo Verso e la partecipazione del coro del quartetto Francesco Li Causi, con la chitarra del fratello del maestro Salvatore Li Causi, che fa da accompagnamento al mandolino solista (Francesco Li Calzi) ed al basso suonato da uno strumentista dell’orchestra Angiolini; l’incisione avvenne a Torino negli studi della Cetra. Il disco ottenne un invidiabile successo in tutta Italia e il tenore ebbe grande fama tanto da essere ingaggiato subito da managers americani che lo fecero esibire nei migliori teatri americani, anche con altri tenori italiani quali Beniamino Gigli.
Diversa è la testimonianza che da dei fatti Alfieri Canavero, operatore di seconda macchina nello stesso film di Germi: "Abbiamo iniziato le riprese ad Agrigento, nelle miniere di Zolfo. Ricordo che i minatori erano in sciopero da 2 giorni. Erano sottoterra, nudi, per il caldo insopportabile. Stavano cantando "Vitti 'na crozza" quando la troupe scese giù con il regista Pietro Germi. Registrammo quel canto, che andava perfettamente a tempo con la biella della pompa dell'aria. Con quella registrazione iniziammo il film".
Altre persone affermano che la canzone “Vitti na crozza” era cantata dai soldati siciliani nelle trincee del Carso o nella battaglia del Piave durante la guerra del 1914-18, altri affermano che veniva cantata dai garibaldini siciliani nella guerra di liberazione dai Borboni da parte di Garibaldi, dei mille e soprattutto dei patrioti siciliani.
Ascoltiamo ora la prima versione incisa su vinile.
Se non riesci a visualizzare il video clicca qui.

Per chi non parla il siciliano ecco il testo originale e la traduzione.
Vitti na crozza supra lu cannuni    Vidi un teschio sopra un cannone
fui curiusu e ci vosi spiari                        fui curioso e volli chiedere
idda m'arrispunnìu cu gran duluri       lui mi rispose con gran dolore
murivi senza toccu di campani.                sono morto senza rintocco
                                                                                        [di campane.

Si nni jeru, si nni jeru li mè anni          Se ne sono andati i miei anni
si nni jeru si nni jeru un sacciu unni                     se ne sono andati e
                                                                                        [non so dove
ora ca sù arrivatu a uttant'anni      ora che sono giunto ad ottant'anni
la vita chiamu e la morti arrispunni.                    chiamo la vita e mi
                                                                              [risponde la morte.

Cunzàtimi, cunzàtimi stu lettu            Preparatemi il letto (di morte)
ca di li vermi sù mangiatu tuttu,           che dai vermi sono mangiato
si non lu scuntu ca lu me piccatu    se non sconto qua il mio peccato
lu scuntu all'autra vita a sangu ruttu                 lo sconto all'altra vita
                                                                                     [a sangue rotto

Certo l'argomento trattato non è per niente allegro e mal si adatta (forse solo forzandolo) con quel gioioso "trallalleru" inserito nelle versioni più recenti di stampo folkloristico così pure mal si adattano le altre strofe aggiunte in seguito in cui si privilegiano le bellezze della Sicilia, il suo splendido mare e il focoso Mungibeddu (Etna).

Ecco le strofe aggiunte molto meno conosciute:

C'e' nu giardinu ammenzu di lu mari 
tuttu ‘ntissutu di aranci e ciuri 
tutti l'acceddi cci vannu a cantari
puru i sireni (pisci) ‘cci fannu all'amuri

Sentu li trona di lu Mungipeddu,
chi ietta focu e vampi i tutti i lati. 
oh bedda Matri, Matri Addulurata 
sarva la vita mia e di mia amata.

Dal punto di vista musicale esiste una versione primitiva in modalità minore, mentre quasi tutte le interpretazioni sono in modalità maggiore; a questo proposito bisogna ricordare come la modalità minore è la più consona se si considera il fatto che la modalità minore viene usata in canti tristi, dolorosi, mentre la modalità maggiore è più usata per canti allegri gioiosi, ora, considerato il tema molto triste del colloquio col teschio e con la morte, quindi un argomento triste, doloroso ben si addice la modalità minore e che, però, nel tempo, anche per motivo folkloristico ed interessi commerciali la modalità in maggiore anche con l’aggiunta del trallalleru ha prevalso sulla modalità minore, diventando così una canto da cantare in gita o con gli amici in momenti allegri e spensierati senza accorgersi per niente del tema triste e doloroso della canzone.
Il tempo della canzone iniziale era un 4/4 lento che nel tempo è diventato un 2/4 allegro, con il trallalleru.
A proposito del trallalleru, introdotto nelle versioni più recenti, non è presente in quella di Michelangelo Verso, la stessa Rosa Balistreri, la punta di diamante del canto siciliano, non volle mai cantare questa canzone. 
”Vitti na crozza” rimane comunque una canzone che rispecchia l’animo siciliano, che guarda al passato, alla sua storia, alle tradizioni, all’animo spesso malinconico dei siciliani sfruttati, privati della libertà e oppressi e dominati da vari popoli ma sempre pronti a prendere il meglio dei dominatori, anzi a unire la propria cultura con quella dei dominatori arricchendo così la cultura siciliana e proiettandola così alla modernità e al futuro.
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martedì 6 marzo 2018

CUPOLA MIMOSA SALATA

Una variante salata della famosa torta mimosa...
Ingredienti:
(per il pandispagna salato)
  • 6 uova
  • 200g di farina 00
  • 120g di fecola
  • 200g di farina di mandorle
  • 200g di grana
  • 1 bustina di lievito per torte salate

(per la farcitura)
  • 400g di spinaci già saltati in padella con una noce di burro
  • 300g di prosciutto cotto
  • 400g di ricotta
  • 200g di formaggio spalmabile
  • 100g di grana grattugiato
  • 3 uova sode

Procedimento:
  • Montare le uova con la farina di mandorle.
  • Unire gli altri ingredienti ad uno ad uno tenendo per ultimo il lievito.
  • Qualcuno aggiunge qualche goccia di colorante alimentare giallo per un effetto ottico migliore, io ho preferito non usarlo...fate voi!
  • Versare in uno stampo a cerniera imburrato e infornare per 25 minuti circa a 170°C.
  • Sformare e lasciare raffreddare.
  • Prendere uno stampo a cupola e foderarlo con della pellicola.
  • Mescolare la ricotta, il formaggio spalmabile e il grana (se vi piace aggiungete un pizzico di pepe!).
  • Foderare tutte le pareti con fette del pandispagna preparato ben vicine tra loro.
  • Proseguite con uno strato di crema alla ricotta, uno di spinaci, uno di prosciutto, fettine di uova sode e pandispagna fino ad esaurimento degli ingredienti e al bordo dello stampo (dovete finire con il pandispagna!)
  • Coprire con la pellicola e riporre in frigo per almeno due ore.
  • Poco prima di servire, sformate su un piatto, spalmate la superficie con la crema di ricotta avanzata e con i dadini di pandispagna.


BUONA FESTA DELLE DONNE
A TUTTE QUANTE!!!

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lunedì 26 febbraio 2018

CONIGLIO CON I PEPERONI

Una ricetta per chi ama questa carne così tenera...
Ingredienti:
(per 5/6 persone)
  • 1 coniglio di circa 1,2kg
  • 5 cucchiai di olio di oliva
  • 4 cucchiai di aceto bianco
  • 1 cipolla
  • 1 spicchio di aglio
  • un po' di prezzemolo
  • 2 filetti di acciuga (o stessa quantità di pasta d'acciughe)
  • 200g di peperoni
  • sale e pepe q.b.

Procedimento:
  • Pulire e lavare il coniglio.
  • Tagliare i peperoni a listarelle.
  • In una padella, versare l'olio e aggiungere la cipolla, l'aglio, il prezzemolo tritato, le acciughe diliscate e i peperoni e fare rosolare per 5 minuti.
  • Togliere i peperoni dalla padella.
  • Aggiungere il coniglio e rosolarlo.
  • Aggiungere l'aceto e farlo evaporare.
  • Unire i peperoni, sale, pepe ed un bicchiere di acqua e lasciare cuocere per 30/40 minuti com il coperchio.
  • Circa 10 minuti prima del termine di cottura togliere il coperchio e lasciare stringere il sughetto.
  • Servire caldo.

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venerdì 9 febbraio 2018

TORTA DI COCCO E CACAO

Una torta golosa e romantica?
Per San valentino o per tutte le volte che volete un momento di dolcezza per due...o per tutta la famiglia!  
Ingredienti:
  • 230g di farina 00
  • 100g cocco grattugiato
  • 70g cacao amaro o dolce
  • 200g zucchero
  • 100g di burro fuso
  • 3 uova
  • 250ml di latte
  • 1 bustina di vanillina
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 1 pizzico di sale
  • un poco di marmellata a piacere
  • un poco di cocco grattugiato
  • decorazioni a piacere

Procedimento:
  • Separare gli albumi dai tuorli e montarli a neve.
  • Montare i tuorli con lo zucchero e poi unire la farina, il cacao, la vanillina e il lievito alternandoli con il latte e poi con il burro.
  • Unire il cocco grattugiato.
  • Unire infine gli albumi mescolando delicatamente per non farli smontare.
  • Versare in un teglia imburrata e infarinata  e cuocere per 40 minuti a 180°C.
  • Sfornare e sformare.
  • Spennellare con un velo di marmellata e cospargere con il cocco grattugiato.

Per decorare la torta usate quello che preferite. Io ho messo dei cioccolatini a cuoricino tutti intorno e un cuoricini di zucchero e di cioccolato sopra...
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lunedì 29 gennaio 2018

CHIACCHIERINE

Carnevale è alle porte!!!
Prepariamo le chiacchiere...ma non le solite!!!
Ingredienti:
  • 700g di farina 00
  • 4 bustine di lievito di birra secco
  • 100g di burro a temperatura ambiente
  • 4 uova
  • 500g di zucchero
  • 1 fiala aroma di limone
  • olio di semi per friggere

Procedimento:
  • Impastare tutti gli ingredienti ad eccezione dello zucchero. 
  • Lavorare fino ad ottenere un panetto liscio e mettere a lievitare in un luogo tiepido per un'ora.
  • Dividere il panetto in quattro parti.
  • Stendere ogni parte in un rettangolo spesso 3mm circa.
  • Spolverare con lo zucchero (1/4 del totale per ogni parte di impasto) e arrotolare un lato fino alla metà e l'altro lato fino alla metà. Tenete conto che i due rotolini devono incontrarsi al centro.
  • Tagliate in tanti pezzi dello spessore di 1 cm e friggete in olio bollente fino a doratura.
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giovedì 11 gennaio 2018

OLIO DI NEEM


L'olio di neem è impiegato in cosmetica e nella medicina tradizionale indiana. Viene estratto dalle foglie e dai frutti di una pianta chiamata Azadirachta indica, originaria dell'India e della Birmania. Il suo impiego è giunto fino ai giorni nostri.
In india l'olio di neem ma anche le foglie e i ramoscelli della pianta da cui è ricavato, venivano impiegati per la preparazione di un vero e proprio kit medicinale pronto all'uso per la cura di ogni malattia.

L'olio di neem è noto per le sue proprietà antivirali, antibatteriche, antiparassitarie, antisettiche e antimicotiche (o antifungine), che  lo rendono adatto per la cura della salute, della bellezza, ma anche per la salvaguardia di piante ed animali dagli attacchi da parte dei parassiti. Esso può essere aggiunto a preparazioni erboristiche ed ai cosmetici naturali come dentifrici, saponi, creme e prodotti per la pelle.

L'odore dell'olio di neem puro può essere piuttosto pungente e risultare poco gradito a molti. Nei casi in cui proprio non si riesce a sopportare è possibile addizionare degli oli essenziali profumati che presentino proprietà adatte al disturbo che si desidera curare o prevenire. 

L'olio di neem puo' essere applicato sulla pelle sia per massaggi sia per trattamenti locali in caso di pelle secca, per via delle sue proprietà idratanti. Il suo contenuto di vitamina E e di acidi grassi essenziali lo rendono adatto alla preparazione di creme per il viso e per il corpo dal potere antiossidante e antietà. L'olio di neem risulta molto potente e concentrato e per la sua applicazione sulla pelle può essere aggiunto nella quantità di poche gocce in creme naturali di base o in oli vegetali più delicati, come l'olio di semi di girasole o di jojoba.
E' ottimo anche per trattare problemi della pelle come psoriasi, acne e herpes ma anche nel trattamento di cicatrici e smagliature. Ottimo anche da utilizzare sui capelli secchi, che presentano forfora o attaccati dai pidocchi ma anche per rafforzare le unghie.
I benefici di questo olio sono evidenti anche sugli animali e le piante. Si tratta infatti di un antipulci naturale ma anche di un antiparassitario non di origine chimica.
L'olio di neem comunemente in vendita non è adatto ad un uso interno, non può essere ingerito, ma può essere utilizzato per applicazioni esterne o cosmetiche, su uomini, animali o piante.
Si potrebbe usare anche così com'è a piccole dosi ma generalmente si miscela ad altri oli vegetali (ad esempio l'olio di mandorle dolci) o oli essenziali.

CONTROINDICAZIONI
L'olio di neem è una sostanza naturale che non presenta grosse controindicazioni. Se però si utilizza troppo spesso o in grandi quantità può dare origine a sensibilizzazioni della pelle facendo comparire rossori, sfoghi ed eritemi. Per questo motivo, spesso si consiglia, prima dell'applicazione, di miscelare l'olio di neem con altri oli più delicati, come, ad esempio, l'olio di cocco, l'olio di mandorle o l'olio di oliva. Si sconsiglia l'uso in gravidanza o se si sta provando a concepire dato che alcuni principi attivi contenuti in questo olio hanno potere abortivo.
In qualsiasi caso, se dopo l'utilizzo dell'olio di neem compaiono i suddetti effetti secondari, è consigliabile interrompere immediatamente il trattamento, lavare la zona sulla quale il prodotto è stato applicato e rivolgersi al proprio medico.
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Tratto da https://www.my-personaltrainer.it/integratori/olio-di-neem.html

Tratto da https://www.my-personaltrainer.it/integratori/olio-di-neem.html

Composizione e Proprietà dell'Olio di Neem


L'olio di neem è composto da diverse sostanze, fra cui spiccano gli acidi grassi e i triterpeni. Analizzando più dettagliatamente la composizione dell'olio di neem e, in particolare, osservandone la componente acidica riportata in tabella, è possibile notare una certa somiglianza con l'olio di oliva e con il burro di cacao. L'acido grasso principale dell'olio è infatti l'oleico, monoinsaturo a 18 atomi di carbonio che conferisce al prodotto una buona resistenza all'ossidazione: generosa anche la presenza della sua controparte satura (acido stearico), che abbonda nel burro di cacao.
Composizione acidica tipica (%) dell'olio di neem
Acido oleico25-54
Acido Linoleico6-16
Acido palmitico16-33
Acido stearico9-24%
Acido a-linolenico?%
Acido palmitoleico?%

Questa particolare composizione, fa sì che l'olio di neem sia dotato di interessanti proprietà eudermiche: l'olio di neem si integra molto bene con il film idrolipidico della pelle, ostacolando l'evaporazione dell'acqua cutanea. Esibisce quindi proprietà idratanti ed emollienti, molto utili in ambito cosmetico.
All'olio di neem, inoltre, sono attribuite numerose altre proprietà, fra cui spiccano quelle antiparassitarie, antinfiammatorie e, addirittura, antimicotiche.

Tratto da https://www.my-personaltrainer.it/integratori/olio-di-neem.html