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giovedì 23 ottobre 2014

LE UOVA DI GALLINA


L'uovo è un alimento naturale mangiato da solo o utilizzato come ingrediente in numerose ricette. Il più utilizzato è senza dubbio quello di gallina ma sono molto usati anche quelli di quaglia, anatra, struzzo e oca.
L'uovo è costituito da guscio, tuorlo (anche detto rosso d'uovo) e albume (anche detto bianco o chiara d'uovo).
Sotto il guscio si trova una pellicola detta membrana testacea che protegge l'interno e staccandosi alla base del guscio forma una camera d'aria.
Il colore del guscio dipende dalla razza delle galline ma non cambia le caratteristiche interne e nutrizionali dell'uovo. Il colore del tuorlo invece dipende dal mangime usato per gli animali.

Valori nutrizionali
per 100g di uova di gallina senza guscio
Kcal 133
Proteine 12,4g
Carboidrati 0,5g
Grassi 8,7g

Le uova di gallina contengono una grande quantità di proteine, minerali e vitamine A, B6, B12, riboflavina, acido folico, colina, ferro, calcio, fosforo e potassio.
Un tuorlo contiene più dei due terzi della razione giornaliera consigliata di colesterolo, ma contiene la lecitina che ne favorisce in parte l'eliminazione. La colina invece è molto importante per lo sviluppo del cervello dei bambini nel grembo materno.
A partire dal 2004 tutte le uova di gallina prodotte e commercializzate all'interno dell'Unione Europea devono riportare sul guscio un apposito codice che permette di rintracciarne la provenienza.
Il codice è formato da:
- un numero che indica il tipo di allevamento:
  • 0 se biologico, da galline allevate a terra con mangimi biologici;
  • 1 da galline allevate a terra in ampi spazi aperti;
  • 2 da galline allevate a terra in grandi capannoni con luce artificiale;
  • 3 da galline allevate in gabbie poco più grandi di un foglio A4 con luce artificiale;
 - due lettere che indicano il paese di provenienza (IT per l'Italia);
- un codice di tre cifre che indica il Comune dove si trova l'allevamento;
- la sigla della provincia dove è situato l'allevamento (VR, TO, MI, SR ecc...);
- il codice dell'allevamento.
Inoltre sulla confezione deve essere indicato obbligatoriamente:
- nome, indirizzo e codice del produttore;
- numero e peso delle uova;
- giorno di deposizione;
- tipo di allevamento (biologico, all'aperto, a terra, in gabbia).
Le uova si suddividono in due categorie:
Categoria A: pulite, a guscio integro, per il commercio al dettaglio, messe in commercio entro 9 giorni dalla deposizione e non sottoposte a lavaggio o refrigerazione. In base al peso ci sono uova XL (grandissime: con peso maggiore di 73g), L (grandi: con peso tra 63 e 73g), M (medie: con peso tra 53 e 63g) ed S (piccole: con peso inferiore ai 53g).
Categoria B: quelle che non rientrano nella categoria A e sono destinate alle industrie alimentari (pastifici, prodotti dolciari, ecc...)

In commercio esistono anche ovoprodotti derivati dall'uovo come le uova sgusciate pastorizzate,  i tuorli pastorizzati, gli albumi pastorizzati, le uova in polvere pastorizzate e gli albumi cristallizzati.

Le uova prodotte da animali sani sono sterili ma la contaminazione del guscio con batteri (salmonelle) e muffe è causa della maggior parte delle tossinfezioni alimentari. Per evitare questo è consigliabile:
- conservare le uova ad una temperatura inferiore ai 25°C;
- conservarle nel frigorifero in appositi contenitori per evitare che possano contaminare altri alimenti;
- non lavarle per non eliminare la pellicola naturale che ne impedisce la contaminazione;
- utilizzare subito le uova con il guscio incrinato;
- lavarsi le mani prima di toccarle e dopo averle sgusciate;
- non rompere il guscio sul contenitore dove verranno versate;
- evitare che parte del guscio cada nell'uovo sgusciato;
- buttare subito i gusci svuotati;
- non tenere le uova crude al caldo per più di due ore.

Per saper se sono fresche basta immergerle in un contenitore con acqua fredda e un poco di sale (10g per litro) e vedere cosa succede: se l'uovo è fresco scende immediatamente sul fondo, al contrario se galleggia...buttatelo all'istante!

L'uovo è un ingrediente molto usato in cucina per il suo potere emulsionante  ma anche da solo come unico ingrediente per piatti semplici e nutrienti: frittata, uova strapazzate, all'occhio di bue, in camicia, alla "coque", sodo, barzotto...

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martedì 16 settembre 2014

LO ZUCCHERO

Con il termine "zucchero" si intende comunemente il saccarosio. Si trova in natura nella frutta e nel miele e viene estratto dalla barbabietola e dalla canna da zucchero.
Le prime notizie della lavorazione dello zucchero risalgono al 5000 .a.C., quando attraverso la bollitura e dalla spremitura della canna da zucchero si otteneva un succo dolcissimo.
Nel IX sec. gli Arabi portarono la canna da zucchero in Sicilia e in Spagna ma lo zucchero restò per tanto tempo ancora una spezia molto rara e per questo considerata preziosa e venduta a caro prezzo, soprattutto per uso curativo.
Solo successivamente, quando la coltivazione della canna da zucchero si diffuse, lo zucchero divenne più comune pur restando un bene di lusso.
Nel 1575 un agronomo francese (Olivier de Serres) scoprì che uno sciroppo simile a quello ottenuto con la lavorazione della canna da zucchero si poteva ottenere dalla barbabietola ma solo nel 1747 si cominciò ad estrarlo. A questo periodo risale il primo zuccherificio.

Il fittone della pianta viene raccolto, lavato e sminuzzato e poi sottoposto ad un'immersione in acqua molto calda che ne permette l'estrazione degli zuccheri. Questo succo viene purificato, filtrato, decolorato e centrifugato per ottenere lo zucchero grezzo che una volta raffinato origina lo zucchero bianco.

Tipi di zucchero:
zucchero agglomerato: comunemente conosciuto come zucchero in zollette;
zucchero macinato e setacciato: quello più grossolano è detto zucchero semolato mentre quello più fine è il conosciutissimo zucchero a velo.

In base alla materia prima di partenza esistono lo zucchero di canna, di barbabietola, d'acero, di palma e di cocco.

Lo zucchero viene usato nell'alimentazione umana aggiunto agli alimenti, apporta 400Kcal ogni 100g e viene considerato una delle principali cause di iperglicemia, obesità, carie dei denti per questo è sconsigliato aggiungerlo ad alimenti che già lo contengono in quantità sufficiente al fabbisogno giornaliero.
Una alternativa molto discussa è l'utilizzo dei dolcificanti.

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venerdì 12 settembre 2014

LA RICOTTA

La ricotta è un latticino che si ottiene dal siero rimasto dalla preparazione del formaggio e per questo non può essere classificato tra i formaggi (che si ottengono dalla cagliata).
Il siero viene riscaldato a 75-95° e le proteine del latte (albumina e globulina) coagulano formando dei fiocchi. Questi vengono raccolti in appositi cestini forati e lasciati sgocciolare.
Anticamente si scaldava semplicemente il siero e si aspettava che i fiocchi affiorassero in superficie. Oggi si preferisce aggiungere una soluzione a base di acido citrico che favorisce la coagulazione delle proteine. In alcune zone della Sicilia si utilizza lo stesso siero lasciato ad inacidire tutta la notte per la successiva lavorazione.
Esistono diversi tipi di ricotta a seconda della provenienza del latte:
  • ricotta di vacca
  • ricotta di pecora
  • ricotta di capra
  • ricotta di bufala
O ancora a seconda della lavorazione:
  • ricotta fresca
  • ricotta stagionata
  • ricotta secca
  • ricotta salata

La ricotta è considerata un prodotto magro con le sue 130-240 kcal ogni 100g se consumata in purezza.
In breve ogni 100g di ricotta:


Calorie: 130- 240 kcal

Grassi: 7.91 g

Carboidrati: 5.14 g

Proteine: 11.39 g

Acqua: 74.41 g


Questi valori sono tuttavia da considerarsi molto variabili a causa della diversità del prodotto di base che può essere utilizzato e della diversa stagionatura del prodotto finito.

In Italia viene prodotta in particolare in Sardegna, Sicilia, Basilicata, Abruzzo, Puglia, Calabria, Campania e Veneto. Nelle valli Valdesi, in Piemonte, viene prodotta un tipo particolare di ricotta stagionata nel fieno la saras de fen.
In Sicilia, dopo una proposta della Regione, sono state inserite tra i Prodotti agroalimentari tradizionali siciliani riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali le denominazioni di: ricotta di pecora, ricotta infornata, ricotta mista, ricotta iblea (di latte vaccino) e ricotta di vacca.
Anche in altri paesi Europei si produce la ricotta; in particolare in Francia dove viene chiamata sérac, in Grecia la myzìthra, in Romania la urdă, in Germania la ziger, in Spagna requesòn, a Malta rikotta.

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